Battere record non è mai stato molto importante per me. I miei obiettivi erano molto concreti, molto normali; speravo di riuscire magari a essere uno dei 100 migliori tennisti al mondo, prima o poi, se possibile uno dei primi 10. Ma ho sempre cercato di realizzare i miei sogni.
La svolta nella mia vita è arrivata quando avevo 14 anni e sono andato via da casa per allenarmi allo Swiss National Tennis Center. È lì che sono diventato un uomo, quei tre anni sono stati i più importanti della mia vita. Cercavo di capire quale fosse il segreto della forza mentale.
Eppure mi ci sono voluti altri sei anni per riuscire davvero a capirlo e per sentirmi completamente a mio agio su un campo da tennis. Dovevo imparare le lezioni nel modo più duro, provare la delusione cocente per aver perso l’ennesima partita a causa della mia incapacità di controllare le emozioni. Quando finalmente ci sono riuscito, mi è piaciuto così tanto che non ho mai smesso di farlo.
Il mio paese d’origine, la Svizzera, ha avuto un ruolo fondamentale nel farmi diventare la persona che sono oggi. A un certo punto, mi sono reso conto che avrei potuto essere il primo svizzero a diventare il n°1. È stato allora che ho capito che potevo riuscire in ciò che nessuno aveva mai fatto prima. E così è stato. Ho colto l’occasione e ho tratto ispirazione e forza dalle rivalità, dai record che potevo battere, dai tornei a cui amavo partecipare.
“Quando guardo il mio orologio, ho un ricordo estremamente vivido di quel giorno.”
Poi arrivò il 2009. Avevo appena vinto il mio primo Open di Francia quell’estate e sono andato a Wimbledon sperando di battere il record storico di vittorie del Grand Slam®, detenuto da Pete Sampras. Quando l’ho vinto, dopo un leggendario match di cinque set contro Roddick, non ci potevo credere. In tutta la partita non sono riuscito a strappare un servizio, fino all’ultimo game, ed è stato proprio quel punto a farmi vincere. Quando infine sono riuscito a sollevare il trofeo, avevo il mio Rolex al polso.
Ecco perché questo orologio è così importante per me. Quando lo guardo, ho un ricordo estremamente vivido di quel giorno. Pete Sampras era venuto a vedere la finale – disse che sarebbe senz’altro venuto se mai ci fosse stata la possibilità che battessi il suo record. C’era pure Björn Borg, John McEnroe commentava il match e anche Rod Laver era fra il pubblico. Un sacco di miti del tennis erano lì. Al momento di uscire dal campo, tutti mi vennero incontro dagli spalti per salutarmi e congratularsi per il record. È stato stupendo sentire l’affetto della famiglia del tennis, che per me è molto importante.
Ogni volta che indosso il mio Rolex, mi ricorda quei momenti straordinari. Mi ricorda anche che se non lavori sodo, qualcun altro lo farà, e finirà per superarti. Quindi devi essere duro e in una certa misura spietato, ma anche essere sempre corretto e giocare con stile. Penso che questo sia molto importante.
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